Dalla scuola della Magna Grecia e dalla scuola etrusca discese la chirurgia dell’Antica Roma, che per diversi secoli non conobbe gloria, a causa della bassa considerazione che i Romani avevano della medicina in generale. Durante il periodo imperiale la chirurgia venne fortemente stimolata, ed i ritrovamenti nella “Casa del chirurgo” a Pompei ne sono testimonianza: alcuni strumenti chirurgici sono così raffinati da essere sorprendentemente simili a quelli moderni .
Nel II° secolo Galeno (131-199 d.C.) scrive un trattato di medicina in 20 volumi, in cui discute anche delle terapie chirurgiche del labbro leporino e dell’ipospadia.
Nel secolo successivo fu molto popolare Antillo, del quale i lavori andarono totalmente persi. Ma, attraverso le testimonianze di Oribasio (medico dell’imperatore Giuliano l’Apostata), sappiamo che praticò con successo la chirurgia delle palpebre, delle guance, della fronte e del naso seguendo i principi stabiliti da Celso.
Si arriva così al XV° secolo quando una famiglia di chirurghi empirici, i Branca, lavora a Catania: sembra che il padre, Gustavo, praticasse la ricostruzione nasale secondo la tecnica di Celso, mentre suo figlio Antonio, al contrario, utilizzasse un lembo prelevato dalla faccia interna dell’avambraccio del paziente. Sarebbe stato il primo ad usare il metodo Italiano per la ricostruzione sia del naso che del labbro e delle orecchie. L’eco di questa tecnica fu enorme, sia in Italia che all’estero.
Alessandro Benedetti, anatomista e chirurgo di Padova pratica la ricostruzione nasale e descrive la rinoplastica secondo Vianeo, e poi Baldassarre Pavone di Catania, Leonardo Fioravanti che la descrive nel “Tesoro della vita umana” nel XVI° secolo, Giulio Cesare Aranzio anatomista dell’Università di Bologna, per arrivare a Geronimo Fabrizio d’Acquapendente(1537-1619), anatomista e chirurgo di Padova, che descrive le tecniche per riparare la blefaroptosi, la palatoschisi, il labbro leporino e l’ipospadia, ed a Durante Sacchi di Fabriano che nel lavoro “Subsidium medicinae” del 1596 descrive molte tecniche per il labbro leporino e per la rinoplastica.
Dal ‘400 al ‘500 ci fu un forte fermento anatomico e culturale, in un’epoca ricca di genio umano, e così spianarono la strada all’opera di Gaspare Tagliacozzi, che vide la luce nel 1597, e che venne riassunta in una frase del grande Leonardo da Vinci: “La forma è l’immagine plastica della funzione”. Questa frase geniale può ancora oggi essere considerata la sintesi della Chirurgia Plastica.
Il lavoro di Tagliacozzi viene pubblicato nel 1594 “De curtorum chirurgia per insitionem”, che puòessere considerato una pietra miliare nella storia della Chirurgia Plastica mondiale. Il libro divenne rapidamente un best-seller chirurgico dell’epoca

Si arriva così agli inizi del XX° secolo quando compare un’altra pietra miliare della storia della chirurgia plastica. Gustavo Sanvenero Rosselli nacque a Savona il 7 settembre 1897.
Nel 1932 scrisse il libro “La chirurgia plastica del naso”, nel 1934 “La divisione congenita del labbro e del palato”. Dopo la Seconda Guerra Mondiale trasformò il Dipartimento di Stomatologia e fondò il “Padiglione Mutilati del Viso” ideato per le vittime della guerra. Grazie al suo entusiasmo la chirurgia plastica, che come tutte le chirurgie era sempre stata parte della chirurgia generale,acquisì definitivamente la propria identità,
Fu un chirurgo di eccezionale abilità tecnica, dotato di creatività ed immaginazione, uomo di grande cultura che spaziava in tutti i campi, e di grande volontà e perseveranza nel raggiungimento dei propri scopi. Fu un grande pioniere della Chirurgia Plastica.
